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Un bando è l'atto con cui un ente pubblico o privato mette a disposizione risorse e stabilisce chi può chiederle, per fare che cosa, entro quando e con quali regole. È un documento vincolante: quello che c'è scritto nel bando prevale su qualsiasi sintesi, compresa la nostra.
Gli enti che pubblicano bandi sono soprattutto Ministeri, Regioni, Camere di commercio, l'Unione europea, le fondazioni bancarie e le fondazioni di impresa. Ogni bando ha un proprio testo e proprie regole: non esiste una disciplina unica valida per tutti.
Il contributo a fondo perduto non si restituisce; il finanziamento agevolato si restituisce, ma a condizioni migliori di quelle di mercato, per esempio con un tasso ridotto o azzerato.
Molte misure combinano le due forme: una parte a fondo perduto e una parte a prestito. Esistono poi il credito d'imposta, che riduce le imposte dovute invece di versare denaro, il voucher, che paga un servizio scelto da un elenco, e la garanzia, che non dà risorse ma permette di ottenere credito da una banca. Nella scheda di ogni bando trovi indicata la forma effettiva sotto la voce tipo di agevolazione.
Nel bando a sportello le domande si valutano nell'ordine in cui arrivano, fino a esaurimento delle risorse; nel bando a graduatoria si raccolgono tutte entro una data e poi si confrontano fra loro con un punteggio.
La differenza cambia la strategia. Sullo sportello conta essere pronti il primo giorno, perché una domanda perfetta presentata a fondi esauriti vale zero. Sulla graduatoria conta la qualità del progetto, perché si compete con gli altri partecipanti e non con l'orologio. Il caso estremo dello sportello è il click day, in cui le risorse si esauriscono in pochi minuti.
Non esiste un unico luogo in cui siano pubblicati tutti. I bandi nazionali stanno sui siti dei Ministeri, di Invitalia e sul portale incentivi.gov.it; quelli regionali sui portali bandi di ciascuna Regione; quelli europei sul portale Funding & Tenders della Commissione europea; quelli delle fondazioni sui rispettivi siti, spesso senza alcun elenco centralizzato.
È esattamente questa dispersione il motivo per cui esiste Zero Bandi: monitoriamo le fonti una per una e le riportiamo in un formato unico.
Il de minimis è la regola europea che consente agli Stati di concedere aiuti di piccolo importo senza notificarli alla Commissione. Il tetto è cumulativo per impresa e vale su un arco di tre esercizi finanziari.
Con il regolamento (UE) 2023/2831 il massimale generale è di 300.000 euro nell'arco di tre esercizi. Il conteggio riguarda l'impresa unica, quindi comprende le società collegate, e si somma su tutti gli aiuti ricevuti in de minimis, non solo su quelli dello stesso ente. Se il plafond è esaurito la domanda è inammissibile, anche se il progetto è ottimo: conviene verificarlo prima di scrivere il progetto, non dopo.
Informazione verificata a settembre 2026. Le soglie e i requisiti dei programmi cambiano: prima di usarla, controlla la fonte ufficiale.
Dipende dal bando, ed è una delle poche cose che ogni avviso dice espressamente. La regola generale è che non si possono coprire due volte le stesse spese.
Molti bandi ammettono il cumulo con altre agevolazioni entro il limite dell'intensità di aiuto consentita dal regolamento applicabile, di solito il de minimis o il regolamento generale di esenzione per categoria (regolamento UE 651/2014). Altri lo vietano del tutto. Cerca nel testo la parola cumulo: se non c'è, chiedi all'ente prima di presentare, perché una dichiarazione sbagliata su questo punto porta alla revoca.
Informazione verificata a settembre 2026. Le soglie e i requisiti dei programmi cambiano: prima di usarla, controlla la fonte ufficiale.
Lo stabilisce ogni singolo bando, con un elenco chiuso di soggetti ammessi. Le categorie ricorrenti sono imprese, liberi professionisti, enti del terzo settore, enti pubblici, università ed enti di ricerca, e in alcuni casi le persone fisiche.
I requisiti che compaiono più spesso sono la forma giuridica, la sede o l'unità operativa in un certo territorio, il codice ATECO, l'iscrizione a un registro come il RUNTS, la dimensione d'impresa e l'anzianità di costituzione. Non essere in possesso di uno solo di questi requisiti alla data di presentazione rende la domanda inammissibile, indipendentemente dalla qualità del progetto.
Sì, in tutti i bandi che individuano i beneficiari per forma giuridica o per iscrizione a un registro invece che per codice di attività. Nel settore culturale sono la maggioranza.
Il codice ATECO conta soprattutto nei bandi rivolti alle imprese. Per gli enti del terzo settore il criterio tipico è l'iscrizione al RUNTS, insieme allo statuto e alle attività effettivamente svolte. Se il tuo profilo non ha un ATECO, Zero Bandi non ti esclude dai bandi che lo richiedono: li segnala come da verificare, perché un requisito di cui non conosciamo il valore non è un requisito violato.
Con la definizione europea, che incrocia numero di occupati e dati finanziari: microimpresa fino a 10 occupati, piccola fino a 50, media fino a 250, con soglie corrispondenti di fatturato o di totale di bilancio.
Il punto su cui si sbaglia più spesso non sono le soglie ma il perimetro: se esistono imprese associate o collegate, i loro dati vanno sommati in tutto o in parte. Un'impresa piccola controllata da un gruppo grande non è una PMI. Quando il bando richiede la dimensione, la dichiarazione va compilata sull'intero gruppo.
Perché la cooperazione fra Paesi è l'obiettivo del programma, non un adempimento: senza partner la domanda non è ammissibile.
Nel bando Progetti di cooperazione europea di Europa Creativa, per esempio, i progetti su piccola scala richiedono almeno 3 organizzazioni di 3 Paesi ammissibili diversi, quelli di media scala almeno 5 organizzazioni di 5 Paesi. Il programma è rivolto a soggetti giuridici e non alle persone fisiche, e di norma richiede che l'organizzazione sia costituita da almeno due anni. Trovare i partner è spesso l'ostacolo vero, più della scrittura del progetto: per questo la sezione Cerco partner della community è collegata alle scadenze dei bandi.
Informazione verificata a settembre 2026. Le soglie e i requisiti dei programmi cambiano: prima di usarla, controlla la fonte ufficiale.
Solo quelle elencate dal bando, sostenute nel periodo che il bando indica e documentate come il bando prescrive. Tre condizioni, e devono valere tutte e tre.
Le voci più frequenti sono personale dedicato al progetto, consulenze e servizi esterni, attrezzature, comunicazione e spese generali entro una percentuale forfettaria. Restano quasi sempre escluse l'IVA quando è recuperabile, le spese sostenute prima della data indicata e i pagamenti in contanti. La regola pratica che fa risparmiare più tempo è tenere un conto corrente o una contabilità separata per il progetto fin dal primo giorno.
Quasi sempre da una piattaforma online dell'ente, con accesso tramite SPID o CIE del legale rappresentante, compilando un formulario e allegando i documenti richiesti.
Prima di cominciare conviene verificare tre cose: che il legale rappresentante possa accedere e firmare, che la firma digitale sia valida e non scaduta, e che la PEC indicata sia attiva e consultata. Sono i tre motivi per cui, ogni anno, domande complete non vengono presentate in tempo.
Il nucleo ricorrente è: documento di identità del legale rappresentante, statuto e atto costitutivo per gli enti, visura camerale per le imprese, ultimi bilanci approvati, descrizione del progetto, piano economico con i preventivi delle spese principali e le dichiarazioni sostitutive richieste dal bando, fra cui quella sul de minimis.
I preventivi sono la parte che rallenta di più, perché dipendono da terzi. Se un bando ti interessa, chiedili appena lo apri e non alla fine.
Nell'ordine: presentare fuori termine, non possedere un requisito soggettivo alla data richiesta, allegare documenti firmati da chi non ha il potere di farlo, superare il plafond de minimis e inserire spese sostenute prima della data di ammissibilità.
Sono quasi tutti errori formali, cioè errori che non riguardano il progetto e che nessuna qualità della proposta può compensare. È il motivo per cui in ogni scheda mostriamo prima i requisiti e poi il contenuto.
Spesso sì, e l'orario fa parte del termine. Molti bandi europei chiudono alle 17:00 ora di Bruxelles, molti bandi italiani a mezzogiorno o alle 12:00 del giorno indicato.
Nelle nostre schede l'orario compare solo quando il documento ufficiale lo indica. Se vedi soltanto la data, significa che la fonte non specifica un'ora: in quel caso verifica sul testo ufficiale, perché presumere la mezzanotte è il modo più semplice per arrivare tardi.
No. Serve nei bandi rivolti alle imprese e nelle misure che finanziano investimenti o avvio di attività; nei bandi culturali e del terzo settore al suo posto c'è di solito un piano di progetto con budget, cronoprogramma e piano di sostenibilità.
Quando è richiesto un piano di sostenibilità, la sezione che pesa di più è quella che spiega che cosa resta dopo la fine del finanziamento. Numeri prudenti e verificabili valgono più di dichiarazioni di intenti, e dichiarare che una parte dell'attività si ridurrà viene letto come realismo, non come debolezza.
Dipende dal bando e va dai due ai dodici mesi. I bandi a sportello con valutazione automatica rispondono in poche settimane; le graduatorie richiedono mesi; i programmi europei con due stadi di valutazione arrivano anche oltre l'anno.
Molti avvisi indicano un termine per la conclusione dell'istruttoria. Se c'è, è nel testo ufficiale: è la prima cosa da cercare quando il progetto dipende da una data di avvio.
Arriva una richiesta formale, quasi sempre via PEC, con un termine breve, spesso da sette a quindici giorni. Se il termine scade senza risposta la domanda viene archiviata.
È il motivo per cui la PEC indicata nella domanda va letta anche nei mesi in cui non succede niente. Una richiesta di integrazione non è un brutto segno: significa che l'istruttoria è in corso.
Quasi mai tutti all'inizio. Lo schema più diffuso prevede un'anticipazione iniziale, spesso subordinata a una garanzia fideiussoria, uno o più stati di avanzamento e un saldo dopo la rendicontazione finale.
La conseguenza pratica è che il progetto va sostenuto con risorse proprie o con credito prima di essere rimborsato. Prima di presentare una domanda conviene verificare di poter anticipare le spese, perché è una condizione di fatto anche quando il bando non la scrive.
Dimostrare, documento per documento, che le spese dichiarate sono state sostenute, pagate e riferite al progetto finanziato.
In pratica servono fatture intestate al beneficiario, prove di pagamento tracciabili, contratti o lettere di incarico e, per il personale interno, fogli di presenza firmati mese per mese. Ricostruire i fogli di presenza alla fine del progetto è la causa più comune di decurtazione: vanno tenuti dal primo mese.
Sì. Le cause tipiche sono la perdita di un requisito, la mancata realizzazione del progetto, spese non ammissibili o non documentate, dichiarazioni non veritiere e la cessione dei beni finanziati prima del termine di vincolo.
La revoca comporta la restituzione delle somme, di norma con interessi. Molti bandi prevedono anche la revoca parziale, proporzionale alle spese non riconosciute: è il caso più frequente e nasce quasi sempre in rendicontazione.
Ogni giorno controlliamo le fonti ufficiali dei bandi, ne leggiamo i documenti, ne estraiamo i dati in un formato unico e li confrontiamo con il profilo della tua organizzazione. Quello che ti arriva è l'elenco dei bandi compatibili, con la spiegazione del perché.
Prima di diventare visibile, ogni scheda passa da un controllo umano. Le schede su cui il sistema non è sicuro non vengono mostrate: preferiamo segnalarti meno bandi che segnalartene uno sbagliato.
Indica quanto il bando corrisponde al profilo che ci hai dato, su otto aspetti: requisiti verificati, ambito di attività, finalità, tipo di agevolazione, importo, territorio, tempo utile e affinità con quello che fai.
Non è una probabilità di vincere e non sostituisce la lettura del bando. È un criterio di ordinamento, calcolato dal codice e non da un modello linguistico, così che lo stesso profilo sullo stesso bando dia sempre lo stesso numero. Nella scheda trovi la scomposizione completa, voce per voce.
Perché il documento del bando non li dice, oppure perché il tuo profilo non contiene ancora il dato che servirebbe per controllarli.
In quel caso non escludiamo il bando. Un filtro a due stati, ammesso o escluso, eliminerebbe in silenzio i bandi documentati peggio, che spesso sono anche i meno affollati e quindi i più interessanti. Quello che non sappiamo finisce nell'elenco dei punti da verificare sul testo ufficiale, dove lo puoi vedere.
Fonti nazionali ed europee su tutti i settori, e una copertura più approfondita su cultura, patrimonio culturale e industrie creative, che è il segmento da cui siamo partiti. Sulle fonti regionali la copertura è progressiva: alcune Regioni sono già seguite in profondità, altre solo in superficie.
Non copriamo tutto e non lo diciamo. Se lavori su un ambito che riteniamo scoperto, te lo diciamo prima dell'abbonamento e non dopo.
Sì, e le ragioni sono tre: la fonte non è ancora fra quelle che seguiamo, il bando è stato pubblicato in una forma che non siamo riusciti a leggere, oppure la scheda non ha superato il controllo ed è ferma in revisione.
Per questo Zero Bandi non sostituisce il presidio delle fonti che già segui. Se ti accorgi che manca un bando, segnalacelo: aggiungere una fonte richiede di solito pochi giorni.
No. Zero Bandi trova i bandi, li organizza e ti dice perché ti riguardano. La domanda la presenti tu, o il consulente che segue la tua organizzazione.
Quello che trovi qui è il materiale per decidere in fretta: la scheda con i dati essenziali, i requisiti già verificati sul tuo profilo, i punti aperti e il collegamento al testo ufficiale. Nella community puoi chiedere a chi ha già presentato su quel bando.
Le fonti si controllano ogni giorno e i bandi nuovi compaiono nell'area riservata appena la scheda è verificata. Il riepilogo via email è settimanale.
Gli avvisi di scadenza li scegli tu: su ogni bando, dalla pagina Scadenze, imposti un promemoria via email a sette giorni, quarantotto o ventiquattro ore dal termine. Se la scadenza viene prorogata, il promemoria si sposta con lei.
Servono a tenere in un posto solo il lavoro sui bandi, invece che in un foglio di calcolo o nella memoria di chi se ne occupa.
Gli stati sono cinque: nuovo, mi interessa, sto preparando la domanda, domanda inviata, non fa per me. Si cambiano dalla scheda del bando e filtrano l'elenco I tuoi bandi nella Home, dal pulsante Filtri. Sono visibili a te e a chi ha il codice di accesso della tua organizzazione.
Li usiamo per selezionare i bandi e per farti funzionare l'area riservata, e non li cediamo a terzi.
Il profilo dell'organizzazione, gli stati dei bandi e i messaggi della community restano dentro la piattaforma. Nella community compare la denominazione della tua organizzazione, mai l'email o i recapiti: i recapiti vengono condivisi soltanto se scegli tu di farlo, spuntando il consenso quando rispondi a una richiesta di partner.
Scegli un piano, Bronze, Silver o Gold, con pagamento mensile o annuale, e resta attivo per tutto il periodo pagato. Si rinnova da solo alla fine del periodo.
Piano, stato e prossimo rinnovo sono sempre visibili nel Profilo, alla scheda Abbonamento. Da lì, con Gestisci abbonamento, cambi piano, aggiorni il metodo di pagamento, scarichi le fatture o disdici. Se disdici, l'abbonamento non si interrompe subito: resta attivo fino alla fine del periodo già pagato.
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